Castelmonardo è un sito particolarmente la cui estensione, stimata in base ai primi rilievi in almeno 28 ettari, che necessita di una strategia diversa e specifica.
Il progetto e le collaborazioni
Questo progetto nasce dalla collaborazione fra il Comune di Filadelfia, l’Università degli Studi di Siena, la Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Reggio Calabria, la provincia di Vibo Valentia e l’Istituzione comunale Castelmonardo.
Si tratta di un progetto di ricerca internazionale e multidisciplinare che prevede una serie di attività come:
– ricognizioni di superficie sul sito di Castelmonardo e sul territorio del comune di Filadelfia: volte al ritrovamento e alla mappatura mediante GIS di tutte le evidenze archeologiche presenti per garantire una copertura uniforme di tutte le zone indagate.
– rilievo fotogrammetrico del sito di Castelmonardo con interpretazione degli elevati, la ricostruzione 3d degli edifici e raccolta della bibliografia pregressa.
– studio dei reperti rinvenuti durante le campagne di scavo precedenti ed ancora inediti.
Lo studio dei reperti ha come fine ultimo ricostruire, grazie all’analisi delle caratteristiche tecnologiche e morfologiche e delle tracce d’uso, l’intero ciclo di vita di un recipiente e quindi le attività che ne hanno caratterizzato la produzione e l’utilizzo.
– attività di divulgazione e di coinvolgimento della comunità in collaborazione con le altre parti: visite guidate, incontri/conferenze volte in primo luogo alla presentazione del progetto e successivamente alla fruizione del sito e dei risultati ottenuti delle ricerche in corso.
Queste attività sono organizzate mediante laboratori didattici in accordo con le scuole presenti sul territorio e la biblioteca comunale.
I risultati della prima campagna di studi
La collina di Castelmonardo, posta a Sud-Est di Filadelfia presenta una forma allungata con asse longitudinale orientato nord-est sud-ovest leggermente concavo verso occidente diviso in tre zone, tutte con evidenze archeologiche. Il lavoro svolto ha consentito l’individuazione di 19 unità topografiche di grandi dimensioni e la redazione di 517 schede. La porzione più alta, posizionata sulla seconda altura, ospita i resti della Rocca.
L’area sembrerebbe essere stata fortificata in epoca precedente a quella normanna ma solo con il loro arrivo si assiste alla realizzazione della torre.
La destinazione di tipo residenziale dell’edificio è testimoniata dalla presenza della cisterna e dal rinvenimento all’interno di essa e sul lacerto murario adiacente di alcuni frammenti di tubolari fittili, ancora avvolti da malta, utilizzati per l’adduzione delle acque piovane.
Sono stati identificati anche possibili tratti di una cinta difensiva.
Sul terzo colle si trova la località “Le Chiese”, denominazione dovuta alla presenza di numerosi edifici religiosi.
Dallo studio delle fonti quelle più antiche sembrano essere Santa Barbara e San Teodoro.
Oltre ai numerosi edifici di culto vi erano due conventi: uno agostiniano costruito in parte sul territorio di Castelmonardo ed in parte in quello di Francavilla Angitola e l’altro dei Domenicani costruito nel XVI secolo ed intitolato a S. Maria della Misericordia.
Se il castello medievale potrebbe raggiungere l’estensione di circa 5 ettari, che è in sè anomalo e fuori scala, lo sviluppo postmedievale mostra che la crisi del XIV secolo non ebbe effetto, anzi, innescò un processo di crescita che lo portò a quintuplicare la sua estensione.
Il terremoto del 1783 per gran parte di siti centrali della Calabria fu un punto di non ritorno. Ma a questo destino finale arrivarono da percorsi molto diversi.
Lo sviluppo postmedievale e l'abbandono dopo il 1783.
Sul versante orientale tra la terza e la seconda altura sono stati individuati 11 ambienti che potrebbero far riferimento ad abitazioni modeste, di piccole dimensioni associati e/o addossati ad ambienti rupestri riutilizzati.
L’analisi del banco roccioso ha consentito di individuare in alcuni ambienti segni di lavorazione/asportazione che potrebbero essere riferiti ad attività di cava e successivo livellamento delle pareti rocciose al fine di rifunzionalizzarle come perimetrali delle abitazioni.
Degno di nota è anche un edificio interamente scavato nella roccia ad eccezione di parte del perimetrale occidentale e situato sulla prima altura.
Numerose sono le nicchie presenti, alcune di esse intonacate.
Potrebbe trattarsi di un complesso di grotte rupestri riutilizzato in epoche successive.
Nei pressi, proseguendo verso nord sulle pendici orientali del primo colle, si trova la zona denominata “Grotte Dlin Dlon”.
Si tratta di un complesso costituito da tre vani scavati interamente nella roccia; due di dimensioni ridotte mentre quello centrale presenta dimensioni maggiori ed elementi decorativi (un frammento di colonna, dell’architrave e un lacerto di arco decorato) relativo, molto probabilmente, ad un fonte battesimale.
Numerosi sono i resti di ambienti relativi ad abitazioni, grotte, cisterne e sostruzioni presenti in particolar modo lungo il versante occidentale.
A seguito del terremoto del 1783 si assiste al completo abbandono dell’area e viene fondata l’attuale Filadelfia.




