Fondato nel 1590 dal principe Pietro Borgia, il complesso religioso si compone di una chiesa intitolata a Santa Maria degli Angeli, di diversi ambienti disposti intorno al chiostro loggiato, di una struttura legata alla gestione delle acque e di un dormitorio.
La chiesa, avente orientamento S-N, è absidata a due navate: una centrale, più ampia, con altare in pietra preceduto da un’arcata monumentale; e una laterale, separata dalla prima da dei pilastri sopra cui poggiano degli archi a tutto sesto, ospitante una fossa ipogea visibile sul pavimento.
Alla chiesa si accede attraverso un portale affacciato su un’anticamera che anticipa l’entrata del dormitorio, una struttura a pianta rettangolare su due piani collegati da una scala interna che ospitava al suo interno 13 celle.
Il convento aveva a disposizione un ampio spazio esterno, nel quale erano coltivate erbe officinali.
Da quest’ultimo è possibile accedere agli ambienti che si sviluppano intorno alla chiesa, tra cui il refettorio, la cucina, il parlatorio, la dispensa e il chiostro (con un pozzo centrale) circondato da una loggia, dalla quale è possibile ricollegarsi alla foresteria tramite una porta secondaria.
A sud del complesso si osservano due grandi cisterne e due piccoli ambienti quadrangolari, probabilmente riconducili al ricovero degli animali.
L’intera struttura è in stato di abbandono e conserva soltanto alcuni degli alzati che mantengono visibile l’articolazione dei diversi ambienti, quasi completamente coperti dalla vegetazione rampicante.
È comunque possibile svolgere una lettura dell’opera muraria, genericamente formata da ciottoli di fiume e pietre (in alcuni casi anche mattoni) legati dalla malta, rinzeppature di tegole e in alcune porzioni lacerti di cemento usato come consolidante.
Non si conserva il tetto e il pavimento è ricoperto da detriti.
La Grecia: un villaggio centrale
Si tratta di una frazione di Simeri, posta nelle immediate vicinanze del borgo.
L’area, che si estende per circa 40.000 mq, conserva ancora il suo aspetto e ospita principalmente i ruderi di chiese e abitazioni tra gli oliveti terrazzati, per gran parte abbandonati.
Il luogo è risultato interessante sia per la quantità delle evidenze riscontrate che per la tipologia delle stesse.
Comprende infatti chiese con richiami al periodo bizantino, edifici rurali e un quartiere ebraico, menzionato in alcuni documenti del XVI secolo.
La “multi-religiosità” è poi evidenziata dalla presenza di cavità scavate nel deposito di sabbie marine (riconducibili a paleosuoli) che la tradizione locale considera di origine basiliana e frequentate da eremiti e da San Bartolomeo da Simeri (vissuto tra il 1050 e il 1130).
L’edificio religioso meglio conservato è la chiesa di San Fantino, di modeste dimensioni, con a lato il campanile quadrangolare che originariamente doveva avere una forma cilindrica.
All’interno sono presenti l’altare, il fonte battesimale, l’acquasantiera e un affresco del 1923 raffigurante San Martino, appartenente alla chiesa dei SS. Cosma e Damiano.
Pare che la chiesa sia stata fondata da Bartolomeo da Simeri sui resti di un precedente edificio dedicato a San Basilio, ristrutturata nel 1953 e abbandonata poco tempo dopo, ma solo la prosecuzione delle ricerche potrà confermare o smentire.
Non molto distante doveva essere anche la chiesa di San Giacomo con hospitale, della quale si conservano alcuni elevati per gran parte coperti dalla vegetazione.
Poco oltre si sviluppa il quartiere ebraico, dove veniva prodotta la seta.
Attualmente si presenta coperto prevalentemente da rovi e canneti, e caratterizzato da piccole zone umide, ma comunque accessibile tramite un sentiero che, superando lievi dislivelli e una gibbia voltata, conduce a un pianoro, sul quale si conservano i resti della chiesa dei Santi Cosma e San Damiano con abside (probabilmente trilobato), realizzata impiegando ciottoli di fiume, conci squadrati e pietre di dimensioni più piccole, legate da malta e consolidate con cemento, di cui rimangono alcuni frammenti.
Un pilastro in pietra ospita una nicchia che doveva contenere l’affresco di San Martino, ora conservato nella chiesa di San Fantino nella Grecìa.
Un quarto edificio ecclesiastico della zona ancora visibile corrisponde alla chiesa di San Leone, posta in prossimità di numerose abitazioni rurali.
La chiesa fu distrutta nei primi anni Duemila per realizzare il tracciato che permettesse il passaggio dei mezzi agricoli.
Un progetto di lunga durata sulla lunga durata
Il castello, il convento e il villaggio sono oggi tre realtà distinte ma devono essere lette insieme e forniscono importanti informazioni sul tema oggetto di Med2Mod. Per questo motivo il progetto deve estendersi a tutte e tre queste emergenze per consentire uno studio e una fruizione a più ampio raggio.

