Il progetto nasce da una collaborazione fra il Comune di Simeri Crichi, l’Università degli Studi di Siena, la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Catanzaro e Crotone.
Il contesto del progetto
Il progetto di ricerca è stato avviato nell’autunno del 2024 con una campagna di ricognizione di superficie preliminare, mirata ad ottenere una conoscenza approfondita del territorio del Comune di Simeri Crichi, situato nel cuore del Golfo di Squillace, nella provincia di Catanzaro, composto principalmente da tre frazioni: Simeri, Simeri Crichi e Simeri Mare, che guardano il castello medievale dominare l’intera vallata presilana fino alla costa ionica.
L’attività di indagine ha consentito di documentare le fasi di frequentazione dell’intero comprensorio nella lunga durata a partire dalle prime attetazioni preistoriche fino all’età contemporanea, considerando gli importanti fenomeni sismici che hanno compromesso gli abitati ed hanno comportato abbandoni, spostamenti e nuove edificazioni.
Le ricerche sono ancora in corso e prevederanno nelle prossime campagne un ulteriore approfondimento delle trasformazioni e degli sviluppi storici della zona a partire dallo scavo del castello.
I risultati della prima campagna di ricerche
La lettura in chiave diacronica ha permesso di osservare un’importante stratificazione del paesaggio storico e di elaborare, sulla base delle fonti materiali ed immateriali, una carta archeologica del territorio.
È stato così possibile individuare alcuni luoghi e monumenti significativi ubicati sul territorio della frazione di Simeri, che hanno destato fin da subito un grande interesse, considerabili come punti cruciali per comprendere la fase di transizione dall’età medievale a quella moderna.
Tra questi si segnalano il castello bassomedievale di Simeri, il convento cinquecentesco dei Frati Cappuccini, la chiesa collegiata di Santa Maria dell’Itria ed il campanile, entrambi di impianto medievale, e la località denominata Grecìa, ossia un quartiere che include un villaggio, cinque chiese (che costituiscono un numero apparentemente sproporzionato rispetto alle abitazioni superstiti) e il quartiere ebraico.
La raccolta dei dati, delle fonti orali e delle evidenze archeologiche ha permesso di ottenere una conoscenza che non fosse soltanto puntuale del territorio pluristratificato, integrando la toponomastica registrata dalla cartografia più recente e più familiare alla popolazione locale. Abbiamo documentato siti e strutture, prevalentemente post-medievali, come mulini, casolari, frantoi, edifici di culto e calvari (che corrispondono a delle edicole votive), gibbie (ossia vasche per il contenimento dell’acqua), acquedotti, calcare (forni per la produzione della calce) e percorsi antichi (inclusi anche i sentieri storicamente utilizzati per i pascoli), censiti durante la ricognizione.
La lettura di un territorio nella lunga durata
Le tre emergenze più significative (castello, villaggio bizantino e monastero moderno) costituiscono i vertici di un triangolo ricco di storia che diventa il punto di partenza di un progetto più ampio proprio sulla lunga fine del medioevo e la trasformazione degli assetti insediativi.
Il castello fu ampliato in età moderna con l’aggiunta di un villaggio che andava a saldarsi con l’altro villaggio, di origine bizantina ma non abbandonato nei secoli successivi, detto La Grecia.
La comunità viene coinvolta in tutte le fasi del progetto e costruisce insieme al gruppo di ricerca un percorso per il dopo.
Un progetto di ricerca, valorizzazione e promozione
La ricerca promossa contestualmente su queste tre emergenze di grande rilievo permette di vedere oltre la fase della ricerca e progettare un sistema di fruizione e valorizzazione del patrimonio archeologico proprio nella sua dimensione di lunga durata.
Infatti la costruzione di un monastero e l’ampliamento del villaggio fino allo spostamento del centro amministrativo da Simeri a Simeri Crichi non sono eventi slegati fra loro, ma al contrario sono tutti parte di una storia che andiamo a ricucire e narrare.





